Rodolfo Meyer una vita per il Tango
Da piccola credevo che il tango fosse un ballo per vecchi, non mi interessava imparare a ballarlo, ma allo stesso tempo non lo criticavo, forse perché dentro casa c’e’ sempre stata aria di tango e lo ascoltavo spesso cantare da mio padre.
Per me lui e’ sempre stato un mito, mi piaceva tanto ascoltare le sue canzoni e la storia del suo nome d’arte “Rodolfo Mayer”, mi intrigava sapere che dietro a quel nome (al quale ho dedicato questo sito internet), c’era tutta una storia di parentele; Suo zio Rodolfo cantava tango meravigliosamente ed un giorno per un gioco del destino si trovarono lui e mio padre a scambiarsi i ruoli e gerarchie di cantanti in un concerto;

Il destino volle premiare papà con molti successi, la sua voce era particolare e quando cantava era praticamente impossibile non emozionarsi. Quando lo accompagnavo ai suoi concerti nelle sue tournee io ero sempre lì in prima fila a cantare con lui, poi mi piaceva essergli affianco quando firmava autografi per i suoi fans; mi piaceva l’idea di far sapere agli altri che io ero la figlia del cantante Rodolfo Meyer.
Ricordo anche che gli chiedevo sempre di cantarmi un tango particolare intitolato
“Cucucita”, parlava della storia di una bambina che aveva una sorellina con le trecce lunghe.
Che ormai da sei mesi non poteva camminare e Cucucita supplica un dottore tanto buono di curarla così come fece con pinocchio, per poterla vedere correre. Vi assicuro che a tutt’oggi che ormai sono una donna adulta, riascoltando quel tango provo gli stessi sentimenti di allora, quel alone di tristezza, il dolore e al tempo stesso la speranza di quella bambina disperata.
Tristezza non vuol dire noia ma sentimento, proprio quello che ho provato quando mi innamor

ai di questa musica e di questa danza, non potevo far finta di niente quando i brividi correvano lungo la schiena, quando sentivo un nodo alla gola, quando l’abbraccio del tango mi avvolgeva; e’ così che decisi di intraprendere questo splendido camino verso il tango, di studiarlo approfonditamente e di farlo con i migliori personaggi della storia argentina, prima di tutto perché è quella la terra del tango poi perché io lì sono nata, non ultimo insegnare il ballo è la mia professione. Penso che per un allievo che si affaccia per la prima volta nel mondo del ballo, scegliendo un maestro così motivato e coinvolto, possa ricevere il massimo in quanto a strumenti didattici.
Concludo questa parte della mia storia ringraziandovi per aver speso qualche minuto nel leggere con pazienza queste righe e ci tengo a precisare che questa pagina l’ho voluta creare per omaggiare quella persona che mi mise al mondo e mi trasmise senza invadere la mia infanzia l’amore per il tango, mio padre Rodolfo Mayer.
Roxana Ethel Batista